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MondoWashington, D.C. · Americhe

James Comey, resa pubblica negli Usa la terza incriminazione dell'ex capo dell'Fbi: accuse in base all'Espionage Act

Il Dipartimento di Giustizia americano accusa Comey di aver divulgato informazioni sulla difesa nazionale nell'ottobre 2016. L'atto d'accusa è stato depositato esattamente dieci anni dopo.

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Immagine tripla di un uomo anziano con capelli grigi corti, abito scuro, camicia bianca e cravatta rossa su sfondo bianco
James Comey

Emerge una terza incriminazione del Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti contro l'ex direttore dell'Fbi James Comey. Lunedì 26 ottobre un tribunale federale di Washington ha tolto i sigilli a due capi d'imputazione previsti dall'Espionage Act, la legge americana sullo spionaggio. Comey avrebbe divulgato senza autorizzazione, nell'ottobre 2016, informazioni relative alla difesa nazionale.

Il Dipartimento aveva già depositato l'atto d'accusa il 5 ottobre, esattamente dieci anni dopo il presunto reato. Fino a lunedì il documento era rimasto sotto sigillo. Il giudice Trevor N. McFadden ha disposto la desecretazione su richiesta di Comey. Comey respinge le accuse.

Accusa nel decimo anniversario

Secondo l'atto d'accusa, Comey avrebbe trasmesso consapevolmente e volontariamente, il 5 ottobre 2016 o intorno a quella data, nel Distretto di Columbia, informazioni sulla difesa a una persona non autorizzata. Avrebbe avuto motivo di ritenere che potessero danneggiare gli Stati Uniti e favorire una nazione straniera.

Il secondo capo riguarda il concorso in reato (cospirazione). Comey avrebbe incaricato, tramite uno o più co-cospiratori, una persona indicata come «Individual #1» di passare le informazioni a un giornalista di una testata nazionale. Il documento, di tre pagine, contiene pochi altri dettagli. I legali di Comey collegano il caso a un articolo del New York Times del 5 ottobre 2016.

Il documento è una cosiddetta «criminal information», un atto d'accusa che la procura presenta senza il coinvolgimento di un grand jury. Il Dipartimento l'ha definita «waiverless criminal information», con cui si intenderebbe sospendere la prescrizione. Per le violazioni volontarie dell'Espionage Act il termine è di norma di dieci anni.

Il Dipartimento ha dichiarato che la procedura è una prassi consolidata e che è stata avallata da diverse corti d'appello federali. Si tratterebbe di un'indagine in corso, su cui non intende rilasciare ulteriori commenti.

La difesa chiede l'archiviazione

I legali di Comey hanno già chiesto il rigetto dell'accusa. Nella loro istanza sostengono che il termine di dieci anni sia rispettato solo da un'incriminazione di un grand jury. Il 23 ottobre la procura ha replicato che anche una «information» preserva il termine e che l'istanza è prematura. McFadden ha scritto che la corte affronterà più avanti le altre questioni sollevate.

«Il signor Comey proclama con fermezza la propria innocenza», ha dichiarato il suo avvocato Patrick Fitzgerald. Per la terza volta in poco più di un anno il Dipartimento cercherebbe di perseguire penalmente Comey. L'articolo del New York Times, ha spiegato, era stato esaminato durante il primo mandato del presidente Donald Trump da due team di pubblici ministeri, che in entrambi i casi non avevano formulato accuse. Ora, dieci anni dopo, arriva una «information» senza l'approvazione di un giudice o di un grand jury. «Pretende di accusare il signor Comey di reati che non ha commesso», ha detto Fitzgerald.

Comey stesso ha commentato l'incriminazione in un video con le parole: «Sono tornati». Ha detto di essere innocente, di non farsi intimidire e di confidare nella giustizia federale indipendente. Gli anni a venire, ha aggiunto, saranno comunque duri.

Due precedenti tentativi di incriminazione

Nel settembre 2025 il Dipartimento aveva incriminato Comey nel distretto giudiziario federale dell'Eastern District of Virginia per falsa testimonianza e ostruzione alla giustizia. Al centro c'era la sua deposizione davanti alla Commissione Giustizia del Senato del 30 settembre 2020, in cui aveva dichiarato di non aver autorizzato nessuno all'Fbi a fungere da fonte anonima nei resoconti sulle indagini relative alle e-mail di Hillary Clinton. Il 24 novembre 2025 un tribunale ha respinto l'accusa perché la procuratrice federale ad interim Lindsey Halligan non era stata nominata legittimamente.

Nell'atto d'accusa compariva una «Persona 3», poi identificata come il professore di diritto della Columbia Daniel Richman, stretto confidente di Comey. Secondo il portale Mediaite, il Dipartimento aveva convocato Richman a fine agosto. Il nuovo atto d'accusa non stabilisce alcun collegamento con lui.

Nell'aprile 2026 è seguita, nell'Eastern District of North Carolina, un'incriminazione per un post su Instagram del maggio 2025. Vi si vedevano conchiglie che formavano i numeri «86 47», con il testo «Cool shell formation on my beach walk». Il Dipartimento vi vede una minaccia a Trump, il 47º presidente degli Stati Uniti. Comey ha cancellato il post e ha detto di non essere a conoscenza dell'interpretazione legata alla violenza.

Questo procedimento davanti alla giudice Louise Wood Flanagan è ancora in corso. Sono pendenti istanze di archiviazione, tra l'altro con riferimento alla libertà di espressione e a un'azione penale motivata politicamente. La lettura dei capi d'accusa è stata rinviata.

Le indagini precedenti si erano chiuse senza incriminazioni

Possibili divulgazioni di informazioni riservate al New York Times in relazione alle elezioni presidenziali del 2016 erano già state oggetto di diverse inchieste, tra cui l'indagine «Arctic Haze» e quelle di John Durham. Diversi team avevano rifiutato di procedere con accuse.

L'ispettore generale del Dipartimento di Giustizia aveva rilevato nel 2019, in un rapporto sugli appunti di Comey relativi ai suoi incontri con Trump, violazioni delle direttive interne. Non aveva trovato prove di una divulgazione di documenti riservati ai media. All'epoca il Dipartimento rinunciò all'azione penale.

Trump aveva licenziato Comey da direttore dell'Fbi nel 2017; da allora Comey è considerato un duro critico del presidente. La difesa presenta le incriminazioni sotto la seconda amministrazione Trump come ritorsioni a sfondo politico. Lo stesso giorno un giudice federale di New York ha stabilito che il licenziamento di Maurene Comey, figlia di Comey, dal ruolo di procuratrice federale era illegittimo.

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