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Femminicidio a Roma: ergastolo all'ex fidanzato di una studentessa
La Corte d'Assise di Roma ha condannato un giovane per l'omicidio della sua ex fidanzata nel marzo 2025. Il padre della vittima ha parlato di giustizia e di un dolore che resterà.
Di Marcel
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La Corte d'Assise di Roma ha condannato all'ergastolo martedì 27 ottobre un giovane per il femminicidio della sua ex fidanzata. L'imputato, Mark Antony S., aveva confessato di aver ucciso la studentessa Ilaria S. nel marzo 2025. La sentenza è di primo grado.
La Terza Corte d'Assise, presieduta da Antonella Capri, ha accolto così la richiesta della Procura. La decisione è arrivata dopo tre ore di camera di consiglio. S. non era presente alla lettura della sentenza nell'aula bunker del carcere di Rebibbia.
Il padre: «Lui respira ancora, mia figlia no»
In aula hanno seguito la lettura familiari e amici della vittima, oltre a un gruppo di studenti dell'Università Sapienza di Roma, dove la giovane studiava.
«Giustizia è fatta, ma la vera condanna è per noi, per me e per mia moglie. Lui respira ancora, mia figlia no», ha detto il padre dopo la lettura della sentenza. Ha aggiunto di aver sempre creduto nella giustizia e di non essere stato abbandonato.
Il delitto nel Quartiere Africano di Roma
Secondo la ricostruzione della Procura, la giovane è stata accoltellata il 25 marzo 2025 nell'abitazione dell'imputato in via Homs, nel cosiddetto Quartiere Africano della capitale. Il corpo sarebbe stato poi nascosto in una valigia e gettato in un dirupo nella zona di Capranica Prenestina, a est di Roma.
S. era imputato di omicidio volontario aggravato e di occultamento di cadavere. Come richiesto dalla Procura, la Corte ha riconosciuto le aggravanti della premeditazione, dei futili motivi e del rapporto con la vittima. L'analisi dei telefoni avrebbe sostenuto gli inquirenti sull'accusa di premeditazione, tra cui messaggi dell'imputato a un amico. Le motivazioni della sentenza non sono ancora state depositate.
La pm: «Non fu un raptus»
L'accusa è stata sostenuta dal procuratore aggiunto Giuseppe Cascini e dalla pm Maria Perna. «Non fu un raptus», ha detto Perna nella sua replica. S. non si sarebbe mai pentito e sarebbe rimasto convinto che la giovane meritasse quella fine. Non avrebbe mai detto la verità e avrebbe mentito più volte per non dover ammettere la premeditazione.
La difesa, invece, aveva chiesto di escludere le aggravanti della premeditazione, dei futili motivi e del legame affettivo e di riconoscere le attenuanti. Il processo era iniziato il 12 novembre 2025. Nelle Corti d'Assise italiane giudici togati e giudici popolari decidono insieme.
La madre dell'imputato aveva già patteggiato nel novembre 2025, in un procedimento separato, due anni con la sospensione condizionale della pena per favoreggiamento nell'occultamento di cadavere.

